Comunicazione: 6 spunti + 3C

24 marzo 2020

Sono di giorni di smartworking questi, con agende affollatissime di eventi “virtuali”, indispensabili ora per mantenere relazioni, fare progetti, farsi trovare pronti quando fiere e convegni di persona riprenderanno. C’è più tempo, anche per rileggersi: ecco cosa scrivevo dopo aver partecipato a un convegno dedicato alla comunicazione qualche anno fa.

Sincronia, multidisciplinarietà, metodo. Sono le prime parole che mi sono segnata ascoltando Fabio Ventoruzzo, perfetto moderatore dell’incontro “Professione comunicatore oggi: etica, sfide e talenti” all’interno degli appuntamenti organizzati da UNIUD in collaborazione con FERPI per i vent’anni del Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche di Gorizia.

Mi sono portata a casa alcune risposte, conferme, molti stimoli, direi, da approfondire e calare nella mia quotidianità professionale e da trasferire in quello che farò prossimamente. Molti concetti, tutti interessanti, alcuni li ho fatti miei più di altri. Qui una breve sintesi:

  • Tutti inseriamo contenuti in un ecosistema, facciamo informazione, non per questo siamo tutti giornalisti. Abbiamo però delle responsabilità, anche con un like, con la condivisione di un contenuto, magari non verificato. Ancora di più quindi, comunicatori e aziende (che giocano un nuovo ruolo in una comunicazione disintermediata) devono avere un approccio etico, essere consapevoli delle responsabilità. Governare la percezione della notizia o del racconto è un obbligo professionale. Perché nel digital guardiamo, non sempre approfondiamo: quello che resta è la percezione. (Daniele Chieffi, Head of Digital Communication, AGI Agenzia Giornalistica)
  • Perché il mondo della comunicazione può beneficiare delle buone prassi del project management? Perché spesso si dà per scontato che le cose accadranno. Vero che i progetti li portiamo a casa, la differenza la fa il dispendio di energia che ci abbiamo messo. Il metodo è fondamentale, aiuta a massimizzare la possibilità di arrivare bene in fondo, aiuta a essere strutturati. Dall’altro lato, il project manager deve saper comunicare e comunica bene quando si assume la responsabilità di qualcosa, di capire quello che l’interlocutore gli sta dicendo. Comunicare è una competenza, una capacità. (Dalia Vodice, PMP, Coach, Direttrice Marketing & Communications PMI NIC Northern Italy Chapter)
  • When. Non è più importante avere un progetto a lungo termine ma avere una vision a lungo termine, mantenerla e agire come una sturtup, avendo la capacità di cambiare in corso d’opera. Essere flessibili quindi. (Federico Filippa, Corporate Communications Manager Italy, Amazon)
  • In futuro le news saranno tantissime ma indecifrabili? Una provocazione di Marco Gasperetti, giornalista Corriere della Sera.
  • Un comunicatore deve avere consapevolezza di quanto accade nel territorio. Un consiglio anche ai giovani che aspirano alla professione. Quindi: leggere i giornali per essere interlocutori affidabili di imprese (molte delle quali medio piccole) che con gli strumenti giusti posso essere tartarughe che corrono battendo la lepre. Molte lo fanno già. (Filippo Nani, Presidente MyPR Lab e consigliere nazionale FERPI)
  • La gestione della crisi aziendale deve essere calda e trasparente, puntuale, precisa. Un tema sentito di questi tempi. C’è una differenza rispetto al passato? Si, ed è evidente perché abbiamo a che fare con la reputazione on line, dove tutto corre veloce, in tempo reale e si amplifica. Fino a poco tempa fa il rischio per le aziende era di due tipi: strategico (un esempio? Blockbuster) e operativo. Ora invece il rischio più grave è proprio quello della reputazione. Rientra in quell’87% del valore, intangibile sì ma che ha un peso misurato, di aziende quotate in Borsa. La crisi sta proprio nel modo che si ha nel rispondere a una crisi. Qui viene fuori il character di chi comunica: la capacità di comportarsi con i propri stakeholder.

Per concludere, cosa serve ai comunicatori? Si può riassumere in 3C: cultura della comunicazione, creatività che è anche visione, coraggio. Con metodo (Fabio Ventoruzzo, vice presidente FERPI)

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